Falsa partenza



Chi si è intascato i miei giorni?

Perché li ho lasciati incustoditi,

in balia di mani

che mi rubano

respiri, sospiri, sogni e speranze?


Dove è finita la sorpresa?

Chi mi traghetterà 

con occhi nuovi al domani?

mi sfilerò mai le lenti scure 

che filtrano luci, paure, calore, colori...


Quando è fissata la partenza?

Non vedo l'ora di imballare l'idea 

che non tutto ciò che scordo 

e lascio in giro 

mi abbandona davvero


Sarò facile da amare?

Chissà chi noterà le ombre 

che sfumano i timidi sorrisi,

chi, senza il timore di spettinarmi,

mi ricostruirà nel suo abbraccio.

Bassa Marea

 


Il mare è davvero immenso

di fronte a noi...

di fronte ai miei occhi 

di ragazza di montagna.

Li chiudo ed assaporo

la brezza leggera che porta

quel profumo di salsedine

intenso, inebriante...


Ma ecco che pensieri ribelli 

e invadenti si alzano,

cavalli imbizzarriti 

che non si fermano,

aizzati dal vento avanzano, 

galoppano, saltano ostacoli,

mi stringono i fianchi 

senza timori, instancabili

mi trascinano lontano,

dalla riva sicura.

Il bianco ondeggiare

delle criniere al vento 

non mi lascia pace, 

mentre i piedi affondano

sempre più

nella sabbia della nostalgia,

inesorabilmente.


La tua mano cerca la mia, 

bloccando ogni immagine.

Ora le onde intonano per noi

una nuova melodia,

accarezzi i miei capelli

e ascolto i battiti del mio cuore 

che lentamente si placano,

all'unisono con i tuoi.

 Tu sei con me, qui con me...


  

Carezza di memoria

 


Non aver paura del tempo,

è solo una misura

Accompagna gli attimi dei giorni, 

sia che siano densi di luce

o di ombre, 

luminosi come scintille 

o allietati da silenzi profondi


Toglilo di mezzo, è solo tempo 


Non può essere tanto, troppo...

E se il mio respiro 

ti arriva ancora oggi

lieve, come per un sospiro,

se lo cogli, come solo tu sai fare,

lieto si fa il mio giorno 


Sono solo carezze

di memoria per le nostre anime

e in quel sussurro 

il tempo si addormenta

dopo la favola 






acqua alla luna





"Acqua alla luna"


è sera, esco di corsa

lo zaino è pesante:

casa, lavoro, pensieri

logori e stonati da colorare


l’acqua amica mi attende quieta

luci soffuse, rumori lontani

è fresca, morbida

come piace a me


entro piano, un brivido mi coglie

è piacevole, nulla mi trattiene più

nuoto a filo e poi giù:

è apnea


bollicine si formano al mio passaggio

le ritrovo al ritorno, mi guidano luminose

forse oggi credo nelle stelle,

nel loro miraggio


consegno loro la stanchezza, 

mi regalano leggerezza

annego amarezze, mi offrono dolcezza,

mi spingo con foga, voglio di più


arriva l’istruttore, le ragazze, la musica

il minuto solo per me è svanito

silenzioso...

si è posato


il ritmo ora è intenso, ho il fiatone, 

mi lascio incalzare dal ritmo

regina del mio corpo che si lascia domare

ogni cellula riconquisto, in un lento ritornare


per un’ora soltanto mi lascio andare 

e il resto, rimane fuori

a galleggiare nella notte blu, 

fino a ricadere giù









 

Il mio bosco incantato

 







C’era una volta un bosco che non stava in nessuna mappa.

Non lo trovavi nei libri, né nei sentieri segnati.

Era un bosco che nasceva dentro una casa, sopra un tavola di legno, eppure respirava come se fosse vivo.

Rosa lo ricevette in dono per il compleanno, quando suo fratello Paolo glielo porse, era fatto con le mani e con il cuore.

Erano pezzi di corteccia, pigne, rami levigati dal tempo.

Ma appena li vide, lei capì che non erano solo questo: erano volti.

E quei volti la stavano guardando come se l’avessero riconosciuta da sempre.

Il primo a farsi notare fu Gibi, il Giovane Barbuto.

Si era camuffato da vecchio con una barba bianca, ma la pelle liscia lo tradiva.

Dall’altra parte, appoggiato come chi ha visto troppi inverni, dormiva il Vecchio Saggio, con il naso lungo e parole antiche che nessuno ascoltava più.

Poi, uno dopo l’altro, emersero tutti gli altri:

Pinna-Pinocchio con il suo naso inquieto, le quattro pigne ribelli ai punti cardinali, Tutto Tondo che si stupiva di tutto, Poli che sembrava avere un solo occhio, Eolo piegato dal vento, ma non dalla vita, Barbalonga e Barbacurta inseparabili, Sherlock col suo monocolo, Smilzo che cercava la luce, El Moret che non si lasciava schiacciare, HP il giovane Hippy, Rughetta nascosta sotto la corteccia, i Gemelli Diversi, Dùnas e Nasstort, Pippo innamorato di Fiammetta, e Pig con i suoi due fratellini.

Rosa li guardò tutti insieme e sentì una cosa semplice e luminosa:

quel bosco era diventato casa sua.

In quel bosco nessuno era uguale all’altro.

C’erano nasi storti, nasi lunghi, occhi grandi, occhi piccoli, pigne disordinate, rami piegati.

Eppure nessuno cercava di essere diverso da ciò che era.

La loro forza era proprio questa:

la diversità come ricchezza, non come distanza.

Pinna-Pinocchio veniva ascoltato anche quando inciampava nelle sue bugie.

Rughetta insegnava che la bellezza non è mai in superficie.

Eolo trovava sostegno appoggiandosi ai due Barba-fratelli.

I Gemelli Diversi mostravano che si può essere uniti senza somigliarsi.

Dùnas e Nasstort si completavano: uno fiutava, l’altro ricordava.

Smilzo veniva invitato ogni giorno a stare un po’ più avanti, dove la luce lo raggiungeva.

Nel Bosco Segreto nessuno era troppo, nessuno era poco.

Ognuno aveva un posto, un valore, una voce.

Un mattino arrivò una grande tempesta.

Il vento soffiava forte, il bosco sembrava sul punto di cadere.

Fu allora che accadde qualcosa di straordinario.

Le pigne si disposero in cerchio per proteggere i più piccoli.

Eolo si mise davanti, sfidando il vento che conosceva bene.

Barbalonga e Barbacurta fecero scudo con i loro corpi robusti.

Il Vecchio Saggio sussurrò parole che calmavano il cuore.

E Gibi, il più giovane, prese per mano tutti gli altri — non con le mani, ma con il coraggio.

Quando la tempesta passò, nessuno era caduto.

Nessuno era rimasto indietro.

Nessuno era stato dimenticato.


Da quel giorno, ogni creatura del Bosco Segreto capì una cosa semplice e luminosa:

La forza non sta nell’essere uguali,

ma nel camminare insieme.

E così continuarono a vivere, ognuno con la propria forma, il proprio carattere, la propria storia.

E ogni volta che qualcuno entrava nella stanza, il bosco sembrava brillare un po’ di più, come se dicesse:

“Qui c’è posto per tutti.

Qui si vive condividendo.”

E vissero così, in una pace fatta di piccole cose, di ascolto, di gentilezza.

Una pace che non fa rumore, ma cambia tutto ciò che tocca.

Pennelli Parole e Stupore

 



A volte vorrei avere tela e pennelli,

perché le parole oggi

mi sembrano scialuppe leggere,

inadatte al mare


La lingua inciampa nel vento,

non sa stendere l’azzurro

senza scolorirlo,

non sa fermare l’acqua che sfugge


Con un pennello partirei da quella linea blu,

l’orizzonte teso come un filo

legato al cielo

Poi le vele bianche, a coppie,

che cuciono aria e acqua

nel mare che si specchia nel cielo


Il colore saprebbe restare

in silenzio, senza consumarsi


Eppure, quando il vento alza le creste

e l’onda incrina il confine

anche la tela trattiene il fiato

tesa davanti alle voci dei bimbi

nell’attesa dello scontro


poi vibra — muta —

sotto le risa degli adulti

che si fanno ragazzi

in quel salto contro l’onda


Il colore trattiene la luce

La parola trattiene il respiro

Io e la poesia, sull'orlo del blu





tempo al tempo

 




ho camminato a lungo

nel bosco incantato,

dove il brusio consola

e i profumi stordiscono


dove il fossato scavato

per ripararmi dall'oblio 

si è lentamente colmato

di detriti, di avanzi,

di ricordi triti e ritriti


ci ho messo tempo,

tanto tempo, troppo...

chissà cosa cercavo

negli occhi, nelle mani

di chi faceva un po’ di strada con me


ci ho messo tanto tempo

a capire che non stavo cercando te,

ma la parte di me

che si era accesa 

al tuo sguardo


in un pomeriggio qualunque,

mentre il bosco taceva

e il vento muoveva appena le foglie 

ho sentito cosa stavo cercando,

non un volto, né un destino,

né un approdo sicuro


stavo cercando

la scintilla che avevo perduto,

la parte di me

che tremava di vita

quando qualcuno la sfiorava

senza toccarla


ci ho messo tempo,

tanto tempo,

a riconoscere la mia voce nel silenzio, 

a capire dov'era il varco 

e che il cammino 

ero io


Stamane

 



silenzioso è il mio corpo, 

in quest'alba dorata


perdonami Amore 

se a volte nuoto 

in un mondo lontano,

lontano dai tuoi confini,

nel regno del nulla

dove pallido è il sole


perdonami Amore

se mi allontano, intrappolata

nei colori dei sogni sognati,

mentre svanisce il tuo odore 

dalla mia pelle 


perdonami Amore

per le parole non dette,

per i silenzi soffici 

che rivestono le spalle, 

per le mani chiuse


perdonami Amore

se scelgo, stamane,

di sciogliermi qui


Canto muto

 



una carezza trattenuta
un bacio sognato
un abbraccio rubato
una canzone che racconta quello che provi
una parola che ti fa sentire leggero
un suono che ti coccola
una poesia che ti fa piangere
una curva che ti rivela un mondo nuovo
un profumo che non sa di nulla, non c'è
un rumore che ti sveglia
una lacrima fredda
una risata che ti riscalda
un sorriso insperato
un complimento sincero
un aereo che è come un puntino e lo saluto pensandoti
un stella che trema, ma Tu non ne hai mai scelta una
un acero rosso e un tulipano bianco
un bocciolo di rosa che vorrei donare
un sogno
una promessa
un incubo
una speranza



Maggio 2009



Fotografia del mio amico Lorenzo 


Brividi



Aprirò lo scrigno

dove avevo scritto il nome

e dove tu sei stato il mio silenzio 


Lo chiuderò in una bottiglia 

insieme a quel sogno 

quello che nessuno sa


Raccoglierò le briciole di nostalgia 

che crepiteranno 

come foglie d'autunno 


Butterò le incertezze 

anche se pesanti 

come antiche cortecce


Abbatterò a mani nude il labirinto 

dove avevo nascosto al mondo

la mia essenza 


Vorrei ricostruire un orizzonte 

più dolce dove orientarmi 

spingendo lo sguardo lontano


Scioglierò il timore di smarrirmi

laggiù, dove le parole risuonano 

come un canto dolce 


Dove l'eco rimbomba 

ancora, al ritmo del mio sentire

che ha modellato i giorni 

e le paure, come argilla bianca 


Ma...

perché le tue note vibrano

ancora dentro me

se io non so dove le ho seppellite






fame d'aria

 




appoggio i pensieri 

ai riflessi del tempo 

che sbiadisce i miei giorni, 

ma lentamente,

e scopre la luce che filtra

senza rumore 


non leggo favole

non cerco brividi 

non raccolgo frutti


invento solo colori nuovi 

guardandomi le mani

toccandomi gli occhi 

sussurrando note sopite


per respirare piano 

in questo mio giardino 

dove raccolgo 

avanzi di poesia



 



Buio

 







uno stanco pensiero vestito a notte

si infila tra le lenzuola,

mi avvinghia stretta,

vuol farmi sua, e mi consuma…


brandelli d’orgoglio

imprigionano le membra,

eremiti pensieri scavano

la mente stanca


forse ho amato troppo,

o troppo poco

il vento di domani torna

sempre uguale e fugge lontano


la giostra dei giorni

satura le ore

di disincanto

gonfiando i rimpianti...

Dietro lo specchio

 



Mi sono vista riflessa,

per il tempo d'un fremito d’ali

imprigionata,

poi libera e sollevata


Il confine, tra dentro e fuori

dipendeva solo da me:

dalla prospettiva,

dalla direzione,

una scelta,

dal mio decidere dove stare


Ma non per loro —

anime vuote custodite in abiti bianchi,

spose a lutto di vite sospese,

inermi in gabbie di ferro,

trattenute da ragnatele

visibili e nascoste


Senza più occhi per specchiarsi,

senza bocca per cantare o urlare,

senza un fuori da poter scegliere,

senza futuro da disegnare,

mute, con una storia

da raccontare




Ispirata dall'Opera di Chiharu Shiota 



Sakura




 

Fili leggeri

un cuoricino 

un tenero pensiero 

spensierato


L’arte ci ha chiamate qui,

dove i fili si intrecciano

e le storie si annodano 


Vorrei che questo filo rosso

ci ricordi il momento

speciale tutto al femminile 

Tutto nostro e unico come noi

Fiori diversi nel giardino del mondo

Posso avere un suo mestolo?

 




È piccolo, semplice, 

di legno chiaro, 

liscio, 

con la testa un po' consumata


Porta i segni del tempo,

come la mano 

che ha lavorato tanto

senza mai smettere di amare


Lo tengo tra le mani

come si tiene uno scrigno 

che trattiene memorie

di una storia viva


Non sei solo legno, 

sei la carezza morbida

che ha girato paziente

giorni, sughi, attese e ricordi


Hai imparato la forma della cura,

hai cullato il borbottare lento

del ribollire in pentola,

dei pensieri sussurrati sottovoce


Il tempo cuoceva piano,

sciogliendo nodi e nutrendo attimi 

sereni o difficili 

con la stessa pazienza 


Ora abiti con me

nel silenzio di un girotondo

continua a vivere

il suo sorriso


poesis


Quando ti scontri con una poesia 

un’ombra ti segue,

un’inquietudine sottile

si muove accanto a te,

dentro te


Provi a correre a ignorarla,

ma non puoi sfuggire,

il fiato si accorcia,

il respiro punge


Lei ti gira attorno,

è dappertutto, non ti lascia,

allora ti fermi…

e ti lasci prendere


Ti avvolge, ti attraversa,

ti incanta — ti tormenta un po’ —

ti spinge, ti coccola,

fino a che l’emozione

si fa corpo,

e la magia si compie

... tu la lasci

Lei va per la sua strada

figlia che lascia casa e va per il mondo 





Nuvole d"amore

 

Ci sono amori

che sono diventati nuvole

Si librano leggeri,

sulla scia di un dolce profumo

che respiri piano piano


Hai imparato con loro 

a non trattenere il respiro 

a non aspettare domani 

a fidarti del tempo

anche quando non si -spiega-

e le vele sono inutili 


Nuvole d'amore restano intatte

come ricordi dai tenui colori

arcobaleni trasparenti, 

acquarelli incompiuti


Tesori che invece di occupare,

fanno spazio,

aria

nel petto



alla Rosa di ieri





 ti ricordi

quando la sera

scendeva lenta e vuota?


tu restavi

senza più domande,

come se bastasse

respirare le mute risposte

che il cuore ti sussurava


credevi di essere in ombra

era solo sera,

c’era sempre un po' di luce

in quel tuo modo tenace

di resistere


non sapevi ancora

che l’assenza

sa aprire spazi,

che il silenzio 

può diventare cielo,

che dalle crepe

filtra luce dorata


oggi ti guardo

e sorrido:

non eri sperduta,

eri in cammino,

come me, oggi

Ora dormi


 

Domani

non cercarmi

in un volto affilato

o in un fiore raro


Lasciami andare,

ma solo un giorno alla volta 


Ti raggiungerà un soffio

ne sentirai il profumo,

appeso a un sogno lieve


Mi nasconderò

dietro un sospiro,

se alzerai lo sguardo

volerò con una foglia affidata al vento,

se camminerai a testa china

rotolerò tra i piedi nudi, sull’onda a riva


Non aspettarmi,

sono con te, ti accarezzo piano piano 

Se saprai fermarti abbastanza

se lo sguardo saprà abbracciare il silenzio

solo allora... mi riconoscerai

Cuore blu

C’era una volta una bimba

Questa sei tu




Si solleva il sipario

Insieme alle prime note, 

esili figure si rincorrono sul palco

l’armonia della musica le racchiude

fioriscono in un crescendo 

all’unisono 


Brividi oscillano sulla mia pelle

Piccole onde si affacciano all’orlo,

e si tuffano sulle guance tiepide


Non è la paura a tenerle unite

non è il coraggio che le ha spinte fin lì

è la voce di un grazie che è rimasto

in silenzio, a lungo imprigionato


Non ho conosciuto la bimba

e nemmeno la ragazza 

sento l’ardore di una donna

che riscopre il suo sentiero

 

Paura e coraggio si alternano

Si scambiano si alternano, danzano

Spingono mani, braccia, piedi gambe

Il viso si alza, lo sguardo si fa più sicuro

Mamma e papà la stringono 

non per mano, ma sono vicini


Danza danza danza per lui

Lui che non era nei suoi giorni di ragazzina

Danza danza danza per lui 

Che riempie i suoi giorni di Donna 

Danza danza e si fa Dono 

A lui che è il suo Amore